Per avvicinarci agli standard europei, deve prima mutare in Italia la concezione relativa al pagamento del premio di polizza, la cui funzione è quella di coprirsi dal rischio che un evento si verifichi

Autore: Mario Riccardo Oliviero
ASSINEWS 298 – giugno 2018

 

 

 

Intervista a Luigi De Bellis,  supervisore antifrode sinistri VERTI 

Per poter conoscere lo stato attuale e le prospettive future di un fenomeno sociale capace di intaccare il sistema economico nel suo complesso, non si può prescindere dall’impegno profuso dai responsabili antifrode delle compagnie assicurativedemandati, dalle attuali disposizioni di legge, a contrastare le frodi assicurative. A differenza di altri reati, infatti, l’art. 642 del codice penale prevede espressamente che le truffe assicurative possano essere perseguite solo a querela della persona offesa. Spetta, pertanto, a soggetti privati come le imprese di assicurazioni promuovere l’azione penale attraverso i rispettivi uffici antifrode.

 

Profilo dell’intervistato. Di origini pugliesi ma milanese d’adozione, Luigi De Bellis, 43 anni, dopo la laurea in Scienze Politiche ha maturato una ventennale esperienza nel mondo assicurativo arrivando a ricoprire nel tempo ruoli di responsabilità fino all’incarico attuale.

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Dott. De Bellis, attraverso quale percorso professionale arriva ad occuparsi di antifrode assicurativa?
Ho esordito nel mondo delle compagnie assicurative nel 2001 in Allstate con la qualifica di consulente Polizze Sales, per poi nel 2002 diventare consulente Claims per Direct Line. Dal 2004 al 2011 la mia esperienza si è consolidata nell’ambito della liquidazione, con gradi di autonomia sempre crescenti. Dal 2011 al 2013 ho ricoperto il ruolo di responsabile delle attività liquidative in outsourcing e da luglio 2013 di responsabile del Team Antifrode Sinistri.

All’interno della vostra compagnia quali sono le aree geografiche maggiormente colpite dalle frodi assicurative?
L’azione di contrasto si concentra prevalentemente sui sinistri avvenuti nella regione Campania e, in particolare, nella provincia di Napoli. Riscontriamo fenomeni fraudolenti con un valore medioalto del sinistro, anche nella provincia di Foggia. Inoltre gli approfondimenti antifrode sono sistematici nelle regioni Calabria e Sicilia, soprattutto, per gli eventi caratterizzati dalla presenza di lesioni a pedoni o trasportati.

Qual è il ramo assicurativo più interessato? Sicuramente il ramo danni più interessato è nello specifico il 10 (responsabilità civile auto), ma anche il 3 (corpi veicoli terrestri) è oggetto dell’attenzione antifrode di VERTI.

Attraverso quali sistemi riuscite ad individuare i potenziali tentativi fraudolenti?L’efficacia di un team dedicato alla lotta alle frodi, credo non possa prescindere dal supporto informatico di un motore antifrode avanzato, che necessita sempre di una fase iniziale di settaggio e che, una volta rodato, rappresenta un punto di riferimento quotidiano per il liquidatore.

Nel settore assicurativo riusciremo mai a raggiungere gli standard europei, rispetto all’incidenza delle frodi e della sinistrosità, soprattutto, delle lesioni fisiche?
La frode alle compagnie di assicurazione e tutto il business che purtroppo ruota attorno ai sinistri è un fenomeno tipicamente italiano, quindi per avvicinarci agli standard europei, deve prima mutare la concezione relativa al pagamento di un premio di polizza, la cui funzione è quella di coprirsi dal rischio che un evento si verifichi.

Secondo la sua visione di tecnico del settore, quale normativa italiana negli ultimi anni è riuscita a fornire al settore assicurativo un concreto sostegno per ridurre le frodi?
Nell’operatività quotidiana sicuramente l’introduzione dell’Archivio Integrato Antifrode (A.I.A.), sancito dal DM 11/05/2015 n. 108, ha fornito al liquidatore uno strumento molto utile per capire se la liquidazione di un sinistro debba essere preceduta da ulteriori accertamenti istruttori, e in ultima istanza, se debba essere canalizzato verso la struttura antifrode.

Nella mia personale esperienza, in particolare nei Tribunali dove si celebrano processi per frode alle compagnie di assicurazione (parliamo prevalentemente di imputazioni relative agli artt. 110 e 642 del codice penale), l’art. 162-ter del codice penale (estinzione del reato per condotte riparatorie) introdotto dalla legge Orlando sta iniziando a svolgere una funzione importante, in quanto le compagnie sporgono querela per ottenere giustizia, ma anche per vedere ristorato (anche parzialmente) il pregiudizio patrimoniale arrecato dal frodatore.

Nel caso di specie, se gli imputati sono più di uno, l’art. 162-ter può essere applicato solo per colui che offre alla parte offesa un risarcimento satisfattivo, mentre per gli altri, che non lo fanno, il procedimento va avanti.

È bene ricordare che, nella migliore delle ipotesi, quando per un sinistro la compagnia assicurativa ottiene una rinuncia all’azione e al mandato da parte del danneggiato e/o patrocinatore (quindi non è necessario procedere con l›azione penale), affronta comunque delle spese dirette indirette per la gestione del sinistro, che incidono sugli indicatori tecnici di bilancio.

Quali ataviche incongruenze italiche dovrebbero essere subito eliminate per favorire un proficuo quanto efficace contrasto ai fenomeni fraudolenti?
Nei procedimenti civili innanzi il Giudice di Pace, le compagnie assicurative impegnano molte risorse e nel momento in cui questi giudici onorari (vengono infatti selezionati dal Ministero della Giustizia in base ad una graduatoria per titoli) sono ex avvocati potrebbero non veicolare i giudizi verso una assoluta imparzialità.

Senza dimenticare che in alcuni fori dei Giudici di Pace della Regione Campania (Operazione della Procura di Nola nel gennaio 2015 presso gli uffici dei Giudici di Pace di Sant’Anastasia, Marigliano e Nola) spesso abbiamo assistito ad azioni massicce delle Procure per far emergere presunte collusioni tra magistratura giudicante e patrocinatori degli attori, ma ad oggi gli effetti non sono ancora evidenti.

Quale strumento giuridico introdurrebbe per superare la concentrazione di diffusi e consistenti fenomeni fraudolenti?
Il risarcimento in forma specifica, almeno per il danno ai veicoli e alle cose, può rappresentare un’ottima soluzione per arginare i fenomeni fraudolenti, ma troverebbe nella sua fase di approvazione normativa una serie di insormontabili blocchi.

Altri strumenti di deterrenza potrebbero essere l’aumento della pena detentiva per i reati di cui all’art. 642 del codice penale e, soprattutto, la relativa procedibilità d’ufficio e non a querela della parte offesa.

Inoltre l’estensione dell’utilizzo delle intercettazioni telefoniche e ambientali, su questa tipologia di reati nella fase delle indagini preliminari, potrebbe meglio sostenere l’accusa, soprattutto, durante il dibattimento.

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