European insurance fraud. Le truffe assicurative non parlano solo italiano


BIG BANGLe truffe assicurative non sono una prerogativa esclusivamente italiana essendo diffuse in tutti i paesi europei, anche se con concentrazioni disomogenee e condotte differenti. Il Regno Unito di Gran Bretagna, ad esempio, è periodicamente colpito dalle truffe assicurative con andamento diacronico, soprattutto, in concomitanza delle cicliche crisi industriali e finanziarie connaturate al moderno sistema economico. Dalla post industriale Manchester alla City londinese, l’incidenza delle frodi assicurative è direttamente proporzionale all’aumento del tasso di disoccupazione ed inversamente proporzionale al PIL. Quindi anche i lord inglesi, quando si trovano in ristrettezze economiche si rivolgono alle solide casse delle assicurazioni per cercare di sbarcare in qualche modo il lunario. Si calcola che nel 2008 siano state scoperte truffe, realizzate soprattutto nel ramo “non auto” (casa e infortuni), per un controvalore di 730.000.000 sterline. Con un sommerso stimato in 1.900.000.000 sterline, pari a circa €2.236.000.000. A differenza dell’Italia, le polizze più falcidiate dalle frodi non sono quelle della Responsabilità Civile Auto ma quelle della casa. Televisori che si fulminano, elettrodomestici che bruciano, tetti che si scoperchiano, rifacimenti di pavimenti interi per due piastrelle alzate dall’umidità. Tra danni sovrastimati e vere e proprie simulazioni, le richieste danni, claim, bollate come fraudolente sono state circa 55.000Superiori a quelle prodotte nel nostro paese. Cifre altisonanti che confermano come il fenomeno sia decisamente consistente anche nei civilissimi paesi industrializzati del nord nonostante si pensi che le truffe riguardino esclusivamente il Sud dell’Europa, concentrandosi soprattutto nel Bel Paese. Questi dati dimostrano, invece, che a qualsiasi latitudine il ceto medio impoverito e le classi popolari rispondano alle primarie esigenze adottando i medesimi espedienti. Soluzioni in grado di affrontare lo stato di indigenza provocato dalla perdita del posto di lavoro e di sopperire all’improvvisa mancanza di liquidità causata dalla
depressione economica. E quello che è accaduto, ad esempio, nell’autunno del 2008 in occasione della bolla speculativa provocata dalla crisi dei mutui americani che si è poi riverberata in tutto il mondo. Colpendo in particolar modo quei paesi dove il sistema bancario si era più esposto, concedendo crediti a debitori poco solvibili. I più critici potrebbero anche sostenere che in Italia, a differenza del resto d’Europa, le truffe siano una consuetudine nazionale. Quasi una matrice endemica insita nel nostro tessuto sociale mentre negli altri paesi europei siano utilizzate soltanto all’occorrenza e, proprio per questo, siano periodiche e discontinue. AM STERDAMRipercorrendo le considerazioni svolte, potremmo anche essere d’accordo ma allora non si spiega perché, secondo alcune indagini demoscopiche il 28% dei tedeschi ritiene che le frodi assicurative non siano nemmeno un reato e il 20% dei finlandesi, il paese con la più bassa sinistrosità in assoluto, dichiari di aver conosciuto almeno un truffatore assicurativo. Nei Paesi Bassi, con modesti indici di truffe e sinistrosità, il 12% degli utenti ha dichiarato di aver commesso almeno una frode assicurativa nella sua vita. Ma non è finita, perché gli stessi olandesi ritengono che abbia fatto ricorso alle frodi assicurative quasi il 44% dei propri concittadini. In nessuno dei paesi europei abbiamo dati ufficiali a conforto di questi pareri che, però, se sono stati espressi dai cittadini rivelano una percezione, per quanto soggettiva, comunque diffusa nell’opinione pubblica. In realtà tutti i paesi europei stanno affrontando il problema delle frodi assicurative che si annidano, soprattutto, nelle regioni dove la crisi economica morde di più. Molti governi hanno già predisposto efficaci contromisure per arginare il fenomeno delle frodi assicurative che, una volta passata la recessione, diminuiranno progressivamente. A conclusione di questo ciclo economico l’Italia rischia così di rimanere l’unico paese europeo a non essere riuscito a debellare questa annosa abitudine che negli anni si è trasformata in una vera e propria devianza. Invertire la rotta è possibile. Basta solo che le istituzioni pubbliche (Governo, IVASS e Autority) e le associazione consumeristiche decidano finalmente di intervenire a livello economico, politico e sociale con misure rigorose e intransigenti, ricorrendo anche ad una penetrante e dirompente campagna di sensibilizzazione nazionale che coinvolga gli utenti e i consumatori del settore assicurativo.

MR. OLIVIERO Articolo riproducibile citando la fonte