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Privacy e accesso agli atti complementari ma non uguali

Con ordinanza n. 6725 del marzo 2019 la Cassazione ha chiarito che pur se complementari, tutela Privacy e accesso agli atti sono normative complementari ma non uguali perché operano su piani distinti
L’ordinanza della III sezione della Cassazione Civile n. 6725 del 08.03.2019

Nel caso preso in esame dalla Cassazione una nota assicura­zione non aveva fornito copia di documentazione relativa ad una perizia, opponendo un diniego al richiedente, successivo ricorrente, come previsto ed in forza dell’art. 146, comma 2 del codice delle assicurazioni private.

La richiesta del ricorrente

Il ricorrente aveva, dunque, eccepito che la possibilità di negare l’accesso, prevista dell’art. 146 del codice delle assi­curazioni in presenza di indizi di fraudolenza, deve essere letta in combinato disposto con le limitazioni previste dal codice della privacy all’art. 8, comma 2, lett. e). Questo, infatti, limita il diritto di accesso: «Al periodo durante il quale potrebbe deri­varne un pregiudizio effettivo e concreto per lo svolgimento delle investigazioni difensive o per l’esercizio del diritto in sede giudiziaria».

Partendo da tale assunto, secondo il ricorrente, nel caso concreto al momento del rifiuto da parte dell’impresa assicu­ratrice non sarebbero state in corso attività di investigazioni difensive. Né comunque era stato dimostrato quale sarebbe potuto essere o era il pregiudizio ancora pendente.

Il ricorso

Il ricorso è stato assegnato alla III sezione civile della Cas­sazione. Nell’ordinanza n. 6725 dell’8 marzo 2019 la Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di accesso che un danneggiato può avanzare alla società di assicurazione obbligatoria RC Auto non rientra nelle fattispecie previste dalla disciplina dell’accesso ai dati personali del codice della privacy.

I Giudici della Suprema Corte, in particolare, hanno rilevato che “le due normative operano su pia­ni diversi, seppur in rapporto di complementarietà”.

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