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FRODI ASSICURATIVE: QUEL BALLO PROIBITO…

 

Intervista all’investigatore assicurativo MASSIMO CARRARO

Anche se in Italia le frodi assicurative si identificano quasi esclusivamente con i falsi sinistri stradali, la casistica delle truffe perpetrate in tutti i rami assicurativi è molto più ampia ed articolata. Attraverso il confronto con i più importanti investigatori assicurativi analizziamo in questa rubrica le frodi più insidiose e remunerative per imparare a riconoscerle dagli inequivocabili elementi distintivi.

Ex investigatore della Polizia Giudiziaria cresciuto nell’Arma, all’inizio degli anni novanta Massimo Carraro apre la strada in Veneto alla famosa stagione di Mani Pulite che avrà il suo fulcro a Milano col noto Pool coordinato da Francesco Saverio Borrelli tra cui spiccano Antonio Di Pietro e Piercamillo Davigo. Una volta in congedo diventa socio del Centro Investigazioni Sile di Mestre, fondato da Alessio Casarin nel 1986, dirigendo la sezione investigativa.

Lo incontriamo a pochi passi dalla sua Agenzia alla fine di una lunga e complessa ricognizione. Davanti ad una bevanda calda gli chiediamo di raccontarci la frode assicurativa più rappresentativa seguita nella sua lunga carriera.

Avete già avuto modo di raccontare molte delle frodi più interessanti che circolano nel mercato assicurativo. Per questo trovo giusto accendere i riflettori sulle truffe ancora inesplorate, come quelle abilmente confezionate partendo un evento effettivamente accaduto, che solitamente sono le più difficili da smascherare.

Sentiamo.

Una famosa assicurazione italiana con sede nel Triveneto mi chiede di verificare le effettive condizioni di salute di un assicurato uscito malconcio da un incidente perché, mentre il medico legale della compagnia conferma che il lesionato ha avuto un pronto recupero nonostante i suoi sessant’anni, quest’ultimo sostiene, al contrario, di avere ancora dei seri problemi con preoccupanti riflessi sull’attività lavorativa e il relativo reddito.

Le affidano una indagine investigativa completa.

Sì l’Antifrode Assicurativa non è solo analisi dei dati e verifica delle informazioni. È anche quello ma non solo quello. Ci sono casi in cui è necessario vestire ancora i panni, mai dismessi, dell’investigatore di strada.

Come preferisce procedere?

Prima di tutto devo accertarmi che l’evento sia davvero accaduto come pensa l’assicurazione, perché non sempre la presenza di un verbale delle autorità e di documentazione clinica è sinonimo di veridicità. I documenti possono sempre essere contraffatti materialmente configurando il reato di falso documentale così come possono essere stilati in modo piuttosto disinvolto. Dall’analisi dei documenti a mia disposizione e da quanto ho potuto appurare sul territorio, mi convinco che l’evento è davvero avvenuto. Dopo tutto il danneggiato ha veramente riportato quelle lesioni, come conferma la copiosissima documentazione presente nel fascicolo, anche se avrebbero comunque potuto avere origine diversa.

A questo punto come prosegue le sue indagini?

Per garantire alla compagnia un servizio adeguato che possa sortire il risultato sperato non posso portare a sostegno della mia tesi solo le informazioni recuperate dalle anagrafiche e dalle banche dati ma devo necessariamente scendere in strada per compiere degli appostamenti mirati.

Vuole provare concretamente quali siano le effettive condizioni fisiche del danneggiato?

Esatto. E per farlo non posso non filmare una giornata tipo, seguendo il mio uomo per offrire uno spaccato di vita quotidiana.

Cosa scopre?

Molto, soprattutto da Internet.

Da Internet?

Sì, approfittando delle lunghe pause di attesa, inizio a verificare in Internet le informazioni che riguardano la persona che sto pedinando.

E cosa emerge?

Che la moglie attraverso i social network è molto prodiga di informazioni non richieste. Pensando forse, che la realtà virtuale si discosti completamente dalla vita reale, negli anni ha caricato tantissime notizie, molto utili alla mia indagine.

Cosa in particolare?

Entrambi sono appassionati di ballo e da anni partecipano insieme a competizioni di Danza Sportiva. La moglie, non contenta di aggiornare le date delle diverse manifestazioni, posta continuamente le immagini che ritraggono i coniugi ballare durante tutti gli eventi, riservando particolare attenzione alle coppe e alle medaglie vinte.

Una sana passione.

Sì, ma il bello è che hanno continuato a partecipare a queste competizioni, e a vincere, anche subito dopo l’infortunio, dopo nemmeno tre mesi!

Si è ripreso subito.

Sì, ha dimostrato di avere una buona fibra oppure le lesioni inizialmente diagnosticate non si sono poi rivelate così gravi. Ma non per questo mi fermo!

Perché, se le informazioni raccolte possono già dimostrare che il danneggiato non ha riportato gravi conseguenze fisiche?

Perché voglio confermare attraverso prove schiaccianti che il danneggiato si è completamente ripreso dall’infortunio senza riportare quelle gravi e particolari conseguenze che emergerebbero dalla documentazione medica prodotta e dalle annotazioni presenti nella relazione medico legale di parte che consiglia, addirittura, di rimandare ancora di qualche mese la valutazione delle lesioni perché i postumi permanenti non si sarebbero ancora stabilizzati.

Ottiene quello che cerca?

Con estrema soddisfazione sì. Sin dalle prime luci dell’alba mi apposto nei pressi della sua abitazione e, da vicino, ma senza mai dare nell’occhio, seguo regolarmente la sua giornata lavorativa di rappresentante di tavoli e stecche da biliardo. Scopro che è uno degli agenti commerciali più importanti ed influenti dell’intera regione. Entra ed esce con dimestichezza da uffici, bar e sale da gioco senza mostrare la minima difficoltà. Ma il bello arriva al tramonto quando, dopo una frugale cena, verso le nove esce nuovamente per recarsi, da solo, presso la sede dell’associazione sportiva per allenarsi. Chiaramente non ha nessuna esitazione ad intraprendere anche i passi di danza più difficili e le evoluzioni più impegnative. Tutto quello che vedo ho la possibilità di filmarlo attraverso una piccola telecamera nascosta.

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Con questa documentazione può recarsi in compagnia per chiudere definitivamente il caso?

Sì, sono riuscito a raccogliere tutto il materiale necessario per contestare un altisonante liquidazione ma non mi basta. Voglio vedere gli occhi di quella persona ancora convinta che la realtà virtuale sia completamente scollegata dalla vita reale tanto da essere così sfrontato da pretendere un rotondo risarcimento solo sulla scorta di documentazione clinica abilmente confezionata, nonostante continui a lasciare tracce evidenti delle sue attività sportive.

Prima di recarsi in compagnia preferisce incontrarlo?

Sì, dopo quasi un mese dal pedinamento, anche solo per registrare la sua reazione. Fingendomi un giornalista della Gazzetta locale, la sera delle prove entro nella palestra dell’associazione dedicata agli allenamenti e, dopo aver interloquito col presidente, chiedo di poter conferire col vincitore dell’ultima rassegna di Danza Sportiva. Mi conducono direttamente dal mio uomo che in modo affabile, e visibilmente, soddisfatto mi racconta come e quanto tempo dedica agli allenamenti per riuscire a conseguire costantemente premi e vittorie. Trascrivo tutto mostrandomi molto interessato. A questo punto della conversazione non posso esimermi da una battuta constatando che la sua età biologica è di gran lunga inferiore a quella anagrafica. Annuisce appagato ammettendo emozionato che sì, ha ancora il fisico di un ragazzino! Dopo questa eloquente affermazione, tiro prontamente fuori tutte le carte da lui prodotte e senza nemmeno guardarlo negli occhi gli chiedo: «Perché se ha la fortuna di avere ancora il fisico di un ragazzino insiste comunque per ottenere dall’assicurazione un risarcimento come se fosse un vecchio malridotto da uno sventurato evento?» Il sorriso tenuto durante tutta l’intervista diventa immediatamente di pietra. Inizia a tremare e balbettare. Consapevole di essere stato smascherato e palesando vergogna ed imbarazzo, mi chiede gentilmente se c’è un modo per uscire da questa incresciosa situazione.

Rinunciando alle pretese risarcitorie?

Certo, l’unica soluzione percorribile è la formale sottoscrizione di una rinuncia al risarcimento. Dopo aver firmato tutto dichiara espressamente che provvederà lui stesso a rimborsare le spese sostenute dal suo legale, non avendo più nulla a pretendere dalla Compagnia. Per la paura di essere travolto da uno scandalo e per sottrarsi ad eventuali responsabilità penali firma l’integrale rinuncia al risarcimento non considerando, forse, che un danno fisico, anche se modesto, l’aveva effettivamente subito ed era corretto che fosse risarcito. Ma il biasimo sociale e anche solo l’onta di un possibile procedimento penale, soprattutto nei contesti sociali medio piccoli, possono essere molto più efficaci di qualsiasi sanzione irrogata da un giudice con la toga.

 

© Mario Riccardo Oliviero

 

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